venerdì 10 agosto 2007

"Via Rasella atto di guerra"

La Cassazione ha condannato nei giorni scorsi il giornale “Giornale” che aveva assimilato gli autori dell’attentato ai nazisti
Una sentenza storica, per l' importanza che ebbe via Rasella in rapporto con la successiva strage delle Fosse Ardeatine
"Ora e sempre Resistenza".
Ma troppe persone ormai non sanno, non ricordano, non accettano, affascinati e plagiati da quel vento del revisionismo che tutto stravolge e confonde e rifiuta.

"Fra i 2194 giorni bui che racchiudono quella tragedia mondiale chiamata guerra, il 24 marzo 1944 rimane scolpito nella pietra." A Roma, in via Rasella, i partigiani compiono un attentato contro un battaglione tedesco: 33 morti.
Per rappresaglia, 21 ore più tardi alle Fosse Ardeatine sono trucidate 335 persone, molti gli ebrei. Comandava i tedeschi Eric Priebke, allora trentunenne.
Quando lo processarono, in un editoriale del 6 aprile 1996, Vittorio Feltri affermò che «non era certo peggiore di alcuni partigiani, in quanto questi avevano agito al solo scopo di provocare la rappresaglia tedesca e la sollevazione popolare». Ieri la Corte di cassazione ha affermato che quella bomba non fu una provocazione dissennata, ma «un legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari».
Il Giornale allora diretto da Feltri, pubblicò una serie di articoli nei quali, secondo giudici della Cassazione, i partigiani finivano per essere paragonati ai nazisti e i tedeschi uccisi, del battaglione «SS Bozen», venivano visti come «vecchi militari disarmati»: la sentenza numero 17172 sostiene che «si trattava di soggetti militari pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole» e «i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica».

Falso, inoltre, che, dopo l’attentato, fossero stati «affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie»: al Minculpop premeva, infatti, di tenere nascosto il fatto.
Rosario Bentivegna, 85 anni, che con Carla Capponi fu fra gli autori dell’attentato, non aveva accettato quella «camnpagna di stampa» e aveva così fatto causa civile a Feltri a Francobaldo Chiocci, autore degli articoli, e all’Europea Edizioni spa.
Ora che ha vinto, e definitivamente, Bentivegna commenta che «c’è poco da essere contenti è solo un ulteriore smentita». E Chiocci si dice «stupefatto. Anche perchè tutta una giurisprudenza concordava nel ritenere la nostra una legittima critica». La condanna prevede il pagamento di 45 mila euro.

4 commenti:

marbe ha detto...

Ciao Erica,
che dire? è pur vero che di ogni fatto che accade ci sono due versioni: quella di chi lo subisce e quella di chi lo provoca ma questa sentenza riporta le cose nel loro giusto senso.
Dice bene Rosario Bentivegna "c'è poco da essere contenti" anche perché quelli come lui che sono stati i protagonisti di quella guerra e delle sue atrocità ormai sono rimasti pochi e la mamoria....tende a sfumare...purtroppo.
Un abbraccio, ernesta

mirco ha detto...

piacere della tua visita, verro' a trovarti spesso nel tuo blog
ciao

Artemisia ha detto...

Per fortuna ogni tanto qualcuno riporta le cose nel giusto verso. A me fa paura questo revisionismo strisciante che si fa strada nell'indifferenza dei più. Non si sa dove può portare.

Anonimo ha detto...

l'indifferenza può portare lontano e può permettere brutte cose,
come in germania l'altro ieri, in quel lender dove 50 naziskin hanno pestato 8 o 10 indiani mandandoli in ospedale
le autorità avevano ricevuto una email di avviso-denuncia ma non hanno fatto niente!!!
e parte della popolazione ha applaudito al pestaggio bestiale ...
non ho parole per simili indegne schifezze, che potrebbero tranquillamente succedere anche qui da noi
aveva ragione Primo Levi che tutto poteva tornare e ripetersi ciò che era successo a lui e a tutti gli altri che subirono quegli orrori
erica