lunedì 10 giugno 2013

Adesso potrebbero Tacere !

Beppe Grillo, dopo essersi chiesto se il Parlamento ha ancora un senso e averlo definito una «tomba maleodorante», assicura di non volerlo abolire. Ma lancia bordate contro Laura Boldrini, `rea´ di aver criticato le sue parole come «scomposte e offensive, dannose per il Paese».  Forse «non è in grado di capirle»,  «Studi la Costituzione, cara Boldrini». La presidente della Camera preferisce non replicare. Ma parla Sel, che insorge contro chi «sa solo insultare e offendere, senza rispetto né per le persone né per le istituzioni».
 Nelle dichiarazioni dell’ex comico c’è «un’incoerenza», ha osservato  il presidente del Senato Pietro Grasso: «Molti parlamentari M5S hanno votato alcuni provvedimenti».  
Mentre fuori infuria la bufera, però, le acque restano agitate in casa M5S. Dopo il passaggio al gruppo Misto dei deputati Vincenza Labriola e Alessandro Furnari, che potrebbero essere seguiti da altri parlamentari, c’è ancora chi si dissocia dai duri toni usati dal gruppo di comunicazione per stigmatizzare la loro scelta. «Mi dissocio», dice il parlamentare Cosimo Petraroli. Mentre i due `transfughi´ affermano di sentirsi vittime di una «gogna mediatica» da parte del gruppo e lamentano la mancata presa di distanze dei colleghi, che ha contribuito a far piovere su di loro «insulti e minacce fisiche». Entrambi ribadiscono di non aver lasciato il Movimento per tenere la diaria, come li hanno accusati di fare, e assicurano che restituiranno una parte « al territorio».
Intanto, anche Emma Bonino segna la distanza rispetto al M5S: «Noi radicali   abbiamo sempre rispettato le istituzioni».  da La Stampa To
Ho letto con interesse questo articolo e mi sono chiesta se dovremo assistere ancora per molto ai comportamenti  aggressivi e maleducati dell'ex comico genovese, che ogni giorno dal suo blog insulta qualcuno, persino Rodotà, la Gabanelli, ed ora la Boldrini, che hanno osato opporsi a lui e alle sue farneticanti opinioni quotidiane
Tra lui  e Renzi , l'altro blateratore di professione, che ogni due per tre deve illuminarci con le sue scemenze quotidiane su questo, su quello, su quell'altro, del PD e non, abbiamo veramente toccato il fondo ...
Non potrebbero tacere per almeno un mesetto o giù di lì ?
I nostri cervelli riposerebbero, le nostre orecchie avrebbero un po' di pace e la nostra vista godrebbe di  altro, più piacevole, più gradevole, più riposante
Speriamo che con l'arrivo dell'estate se ne vadano in vacanza, entrambi,  a riposarsi, per lasciar riposare pure noi, però, che non ne possiamo proprio più ...
E' vergognoso poi che due persone che hanno deciso di lasciare l' M5S vengano minacciati così pesantemente. Dove sono finite la libertà  e la democrazia ?

Il successo di Marino

Nel ballottaggio delle elezioni comunali  tutti gli 11 capoluoghi sono  andati al centrosinistra e Ignazio Marino è il nuovo sindaco di Roma con quasi il 64% dei voti .
Il medico del PD  ha dichiarato : " Emozionato per la responsabilità Spero che Roma sia orgogliosa di me "
 L'astensionismo è stato ancora molto elevato
Forse sarebbe opportuno che i politici riflettessero sul perché troppi Italiani non vanno più alle urne né per le politiche né per le Comunali
Non sarebbe meglio se si votasse una sola volta senza dover ricorrere al ballottaggio dopo 15 giorni ? e non sarebbe ancora meglio se si votasse solo di domenica, come nel resto d'Europa, risparmiando soldi e tempo oltretutto ?

Nelson Mandela è grave

Nelson Mandela  è stato di nuovo ricoverato in ospedale a Pretoria  tre giorni fa per il riacutizzarsi di un' infezione polmonare 
In Sudafrica in tutte le chiese e negli uffici si è pregato per la  salute del  Premio Nobel per la Pace
Dal 2004, quando ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica per dedicare il suo tempo alla famiglia, il simbolo della lotta anti-apartheid è comparso  molto più raramente in pubblico ed è apparso sempre più fragile e provato, come in occasione della fugace apparizione, nel gelo invernale di Johannesburg, alla finale dei Mondiali di calcio allo stadio Soccer City nel luglio  2010.
Negli ultimi anni Mandela è stato spesso colpito da infezioni polmonari,  causate degli strascichi lasciati dalla tubercolosi contratta durante la sua permanenza nel carcere di Robben Island, dove ha trascorso diciotto dei 27 anni in cui è stato privato della libertà, passati a spaccare rocce e a ridurle in  polvere:  Polvere che ha danneggiato irreparabilmente i suoi polmoni.
 
 

Quirico è vivo

Domenico Quirico è vivo. Si è fatto vivo con una breve telefonata alla famiglia dopo 58 giorni. Ha detto di essere stato rapito ma non si sa dove e da chi e neppure dove è ora
Mario Calabresi, il direttore de La Stampa, ha dichiarato che nei prossimi giorni il quotidiano terrà un profilo basso per evitare di creare problemi alle autorità italiane ed al ministro degli Esteri Emma Bonino che stanno lavorando per riportare a casa sano e salvo il giornalista italiano. 

mercoledì 5 giugno 2013

Don Gallo

La Segreteria Nazionale ANPI esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Don Andrea Gallo e si stringe attorno al dolore della Comunità di San Benedetto e delle cittadine e dei cittadini  di Genova. 
Il Paese intero perde con Don Gallo un autentico servitore dell’antifascismo e della Costituzione, vissuti nel profondo e diffusi tra la gente, per le strade senza mai lesinare coraggio, fiato e speranza.
E’ stato un solido punto di riferimento e voce dei bisognosi, dei diseredati, degli inascoltati dal potere: da qualsiasi posto emergesse una richiesta accorata di riscatto e dignità don Andrea Gallo era lì ad offrire mani e cuore.
Un esempio, non un’omelia. Un partigiano della solidarietà, della giustizia sociale, dei diritti. Limpido erede della Resistenza, del suo appassionato spirito di rivolta e rivoluzione.
Resistenza, che amava nominare in ogni occasione possibile anche ricorrendo ad indimenticabili esibizioni canore: la sua Bella Ciao cantata spesso anche in chiesa. Così fu durante la Prima Festa nazionale dell’ANPI a Casa Cervi dove la sua presenza regalò entusiasmo e una bella allegria.  
La memoria di don Andrea Gallo, del suo impegno, delle sue lotte, non ci abbandonerà. Doverosamente la porteremo nel cuore e nella coscienza. Fino a farla scendere nelle piazze, tra la gente. Con la Costituzione in mano.
Avrebbe certamente voluto così.
Roma, 23 maggio 2013

domenica 5 maggio 2013

Papa Francesco contro la pedofilia del clero


Oggi a Roma pioveva ma Papa Bergoglio ha celebrato la messa come al solito in Piazza San Pietro per i circa 100 mila fedeli presenti e al termine ha girato a lungo sulla papamobile spingendosi fino in via della Conciliazione e scendendo dall'auto per andare tra le persone assiepate per vederlo e toccarlo Oggi però papa Bergoglio ha anche affrontato un argomento molto sgradevole che per anni è stato taciuto dal Vaticano e addirittura protetto, in alcuni casi : la pedofilia dei preti
"Prego per le vittime degli abusi. I bambini vanno difesi", ha scandito il Pontefice. Papa Francesco ha incontrato più volte l'ex pm anti-pedofilia, il vescovo maltese Charles Scicluna , e gli ha chiesto quali misure siano necessarie per rendere ancora più efficace la prevenzione e il contrasto alle violenze compiute dal clero. Secondo quanto si apprende in Curia, Scicluna ha riferito al Papa riguardo agli ostacoli opposti da settori della gerarchia ecclesiastica all'azione di "tolleranza zero" avviata da Benedetto XVI.
Papa Bergoglio, all'inizio del rito, ha lodato i fedeli  per il «coraggio» di voler essere presenti nonostante la pioggia,  ma soprattutto  si è espresso con chiarezza e determinazione contro la pedofilia. «Un saluto speciale va oggi all'Associazione «Meter», nella Giornata dei bambini vittime della violenza. E questo mi offre l'occasione per rivolgere il mio pensiero a quanti hanno sofferto e soffrono a causa di abusi», ha detto  al termine della messa  «Vorrei assicurare loro che sono presenti nella mia preghiera, ma vorrei anche dire con forza  che tutti dobbiamo impegnarci con chiarezza e coraggio affinché ogni persona umana, specialmente i bambini, che sono tra le categorie più vulnerabili, sia sempre difesa e tutelata».
  Papa Francesco ha raccomandato in particolar modo che « la Congregazione per la Dottrina della Fede, continuando nella linea voluta da Benedetto XVI, agisca con decisione per quanto riguarda i casi di abusi sessuali, promuovendo anzitutto le misure di protezione dei minori, l'aiuto di quanti in passato abbiano sofferto tali violenze, i procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli, l'impegno delle conferenze episcopali nella formulazione e attuazione delle direttive necessarie in questo campo tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità».
 «Il Santo Padre - si legge in una nota ufficiale - ha assicurato che nella sua attenzione e nella sua preghiera per i sofferenti le vittime di abusi sono presenti in modo particolare».
 Negli otto anni di Pontificato Benedetto XVI ha emanato norme più severe e allontanato una ottantina di vescovi che non avevano saputo rispondere adeguatamente agli abusi compiuti dai loro preti, incontrando le vittime di questi orrendi crimini in Vaticano, negli Stati Uniti, in Australia, a Malta, in Gran Bretagna e in Germania, ma il problema resta e deve essere risolto con fermezza Un grazie a Papa Francesco per la sua sensibilità e la sua onestà ma anche per il suo decisionismo che vuole fare pulizia in un mondo clericale a volte ben poco trasparente

mercoledì 1 maggio 2013

Fucili per bambini !

" In Kentucky, USA, un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini che gli era stato regalato lo scorso anno e con cui giocava abitualmente.
La madre dei bambini si trovava in veranda quando ha udito lo sparo e si é precipitata in casa, trovandosi di fronte all’orrore. Secondo il medico legale Gary White, intervistato dal giornale locale The Lexington Herald-Leader, si è trattato di un incidente.
  L’arma con cui il bambino ha ucciso la sorellina è un fucile della Crickett dalle dimensioni ridotte progettato apposta per i bambini. Un regalo ricevuto l’anno scorso e conservato in un angolo di una stanza. «I genitori non sapevano che ci fossero ancora munizioni dentro», ha detto il medico legale, riportando le parole della madre.
My first rifle”, “Il mio primo fucile”, è lo slogan che la Crickett, la casa produttrice del fucile specializzata in armi per bambini, utilizza sul suo sito web. Il fucile calibro 22, oltre ad avere le dimensioni adatte per essere imbracciato dai più piccoli, è prodotto in vari colori, tra cui il rosa per le bambine. Le foto sul sito ritraggono giovanissimi intenti a prendere la mira e sparare, alcuni sotto gli occhi fieri dei genitori. La battaglia anti-armi del presidente Barack Obama è lungi dall’essere vinta "
Questa  è l'ultima notizia proveniente dagli Usa, pubblicata dai quotidiani italiani e mostrata in video dai TG in tv, che certamente  desta  scalpore . E' già negativo il fatto di regalare armi giocattolo ai bambini, ma regalare fucili in miniatura con proiettili veri è una vera follia
E un incidente simile avrà di certo conseguenze gravi sulla psiche del piccolo che ha ucciso la sorellina

Guantanamo

Ieri il Presidente Usa Obama, in una conferenza stampa, ha dichiarato, riferendosi  allo sciopero della fame a Guantanamo da parte dei sospetti terroristi che vi sono detenuti, «Non voglio che muoiano, il Pentagono sta facendo al meglio ciò che può», precisando però che «a mio avviso Guantanamo doveva essere chiuso da tempo e dovrebbe esserlo ora». Se ciò non avviene « la responsabilità è del Congresso» ha aggiunto, contestando l’idea che i terroristi più pericolosi non possano essere detenuti sul suolo americano: «In molti casi lo stiamo già facendo  »
La Baia di Guantánamo, chiamata dagli Inglesi Cumberland nel XVIII secolo , è un'insenatura di 116 km² situata nella punta sud-est dell'isola di Cuba, a oltre 21 km a sud della città di Guantánamo.
È nota soprattutto per la presenza dell'omonima base navale statunitense e del relativo campo di prigionia.
La baia prese il nome dal popolo indigeno precolombiano dei Taìno. Cristoforo Colombo giunse nella baia nel 1494, sbarcando alla Punta del Pescatore.
Occupata dai britannici nel XVIII secolo, fu da questi rinominata Cumberland durante il conflitto con la Spagna, a margine della guerra di successione austriaca. Nel 1790 un'intera guarnigione britannica vi fu decimata da febbri malariche poco prima di condurre un attacco a Santiago.
Durante la guerra ispano-americana, Guantánamo divenne una base per la flotta statunitense che vi trovò riparo nel 1898 a causa di una stagione dalle   condizioni meteorologiche pessime. Le truppe imbarcate furono inviate a terra per espugnare, insieme agli scout cubani, le postazioni spagnole. Ottenuto il controllo dell'area, fu costruita la base, ancora in funzione 
Finita la guerra, gli Stati Uniti, che avevano conquistato tutta l'isola cubana sottraendola alla Spagna, siglarono con la neonata repubblica, a capo della quale vi  era il primo presidente Tomás Estrada Palma, cittadino americano, il Cuban-American Treaty del 23 febbraio 1903, che stabiliva una concessione perpetua sulla baia, che sarebbe rimasta di demanio cubano, ma assegnata in gestione  agli stranieri. Si arrivò alla completezza e al diritto americano perenne con un accordo di ratifica   nel 1934.
 Il territorio della baia venne affittato nel 1903 come punto di rifornimento per il carbone che alimentava le navi americane ed attualmente ospita la base navale degli Stati Uniti. La legittimità della presenza della base militare è contestata dal governo cubano che considera la baia come un'area occupata da forze straniere. Ha un'estensione di circa 111 km², oltre l'Isola Navassa, 5 km².
Il campo di prigionia di Guantánamo è una struttura detentiva statunitense di massima sicurezza interna alla base navale di Guantanamo, 
L'area di detenzione è composta da tre campi: il "Camp Delta" che include il "Camp Echo", il "Camp Iguana", e il "Camp X-Ray", ormai chiuso. Dall'11 gennaio 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l'amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia all'interno della base, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche
In merito alle modalità di funzionamento della parte carceraria della base, si levarono subito polemiche sulle condizioni di reclusione e l'effettivo status giuridico-fattuale dei reclusi. Da parte di osservatori si sostenne che i reclusi non sarebbero stati classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari, che avrebbero potuto garantire loro processi e garanzie ordinarie, ma che  sarebbero stati invece considerati come detenuti  senza dichiarato titolo.
Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti diffuse alcune fotografie dei detenuti nella base militare. L'allora Segretario della difesa Donald Rumsfeld dichiarò che questi prigionieri sarebbero stati "combattenti irregolari" cui non si applicava "nessuno dei diritti della Convenzione di Ginevra". Essi  non sarebbero stati considerati come prigionieri di guerra, perché non lo erano, come precisò
Nel gennaio 2002 l'Alto Commissario per i Diritti dell'Uomo dell'ONU, Mary Robinson,  protestò contro le condizioni di detenzione dei prigionieri. L'ex-presidente della Repubblica d'Irlanda  insistette sugli "obblighi internazionali, che andavano rispettati". Rispondendo il 21 gennaio alle critiche mosse, Rumsfeld   affermò che sarebbe stato conforme "nelle parti essenziali" alla Convenzione di Ginevra.
Il 29 giugno 2006, in occasione dell'appello di un detenuto, Salim Ahmed Hamdan, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti stabilì la violazione della Convenzione di Ginevra e del Codice di Giustizia Militare statunitense , dovuta alle modalità di detenzione dei prigionieri all'interno della base di Guantánamo ed ai tribunali militari speciali istituiti per giudicarne i detenuti.
La legislazione approvata a dicembre 2005, legge sul trattamento dei detenuti, aveva infatti  revocato il diritto dei detenuti di Guantánamo di presentare istanze di habeas corpus presso corti federali statunitensi contro la loro detenzione o trattamento, permettendo soltanto limitati appelli contro le decisioni dei Tribunali di revisione dello status di "combattente" e delle commissioni militari. Era così stato messo in discussione il futuro di circa 200 casi in corso in cui i detenuti avevano presentato ricorso contro la loro detenzione in seguito a una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 2004, che aveva decretato il loro diritto a presentare tali ricorsi.
Amnesty International, nel rapporto 2006, ha riportato che i Tribunali di revisione dello status di combattente (CSRT), istituiti dal governo nel 2004, hanno reso noto, nel marzo 2004, che il 93% dei 554 detenuti esaminati erano da considerarsi a tutti gli effetti “combattenti nemici”. I detenuti non avevano un rappresentante legale e molti di loro avevano rinunciato a partecipare alle udienze dei CSRT, che potevano avvalersi di prove segrete e di testimonianze estorte sotto tortura.
Nell'agosto 2005, un imprecisato numero di reclusi  aveva ripreso lo sciopero della fame già iniziato a giugno per protestare contro la perdurante mancanza di accesso a una corte indipendente e contro le dure condizioni di detenzione, che sarebbero state caratterizzate anche da violenze e pestaggi. Più di 200 detenuti, cifra contestata dal Dipartimento della Difesa, avrebbero partecipato almeno a una fase della protesta. Diversi detenuti denunciarono di essere stati vittime di aggressioni fisiche e verbali e che venivano alimentati a forza: alcuni avevano riportato lesioni causate dall'inserimento brutale di cannule e tubi nel naso. Il governo negò qualsiasi maltrattamento. A fine anno lo sciopero della fame era ancora in corso.
Nel novembre 2005 tre esperti in diritti umani delle Nazioni Unite declinarono l'offerta di visitare la base di Guantánamo, presentata dal governo degli Stati Uniti, poiché quest’ultimo aveva posto restrizioni contrastanti con quanto normalmente stabilito dagli standard internazionali sulle ispezioni di questo tipo.
Per quanto sia scandalosa questa prigione, alcuni detenuti  l' hanno preferita a quelle dei loro paesi. Due ex-detenuti tunisini hanno chiesto aiuto a Human Rights Watch per le torture ricevute in patria. Un prigioniero algerino ha fatto ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti invocando il suo diritto a non essere scarcerato, temendo torture nel suo paese d'origine.
Nel dicembre 2008 iniziò a essere affrontato il problema della chiusura della prigione, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama   manifestò l'intenzione di porvi rimedio.  Il 21 gennaio 2009 il presidente statunitense firmò l'ordine di chiusura del carcere, ma non della base militare, che doveva essere smantellato entro l'anno. Purtroppo  ciò non è ancora avvenuto anche a seguito del voto contrario del Senato degli Stati Uniti, il quale con 80 voti sfavorevoli e 6 favorevoli ha respinto il piano di chiusura, il quale prevedeva un costo di circa 80 milioni di dollari.

lunedì 29 aprile 2013

Domenico Quirico scomparso in Siria

mario calabresi La Stampa.it Torino
" Da venti giorni abbiamo perso i contatti con il nostro inviato Domenico Quirico, in Siria per una serie di reportage dalla zona di Homs.  
Due settimane di ricerche, fatte in modo silenzioso e riservato ma in ogni direzione, coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina, non hanno dato sinora alcun risultato concreto e così abbiamo condiviso con le autorità italiane e la famiglia la decisione di rendere pubblica la sua scomparsa, sperando di allargare il numero delle persone che potrebbero aiutarci ad avere informazioni. 
Domenico è entrato in Siria il 6 aprile, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs, area calda dei combattimenti, per poi spingersi, se ce ne fosse stata la possibilità, fino alla periferia di Damasco. 
Era partito dall’Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero: la mattina di sabato 6 aprile gli abbiamo telefonato per avvisarlo del rapimento dei colleghi della Rai nella zona di Idlib. Ci ha spiegato che il suo percorso sarebbe stato completamente diverso e che ci avrebbe richiamato una volta passato il confine. Nel pomeriggio, alle 18:10, ha mandato un sms con cui annunciava al responsabile Esteri de La Stampa di essere in territorio siriano. 
Due giorni dopo, lunedì 8, ha prima mandato un messaggio alla moglie Giulietta, per confermarle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l’ha chiamata a casa. La linea era molto disturbata, ha spiegato che di lì a poco il cellulare non avrebbe preso più e che le persone con cui viaggiava gli avevano chiesto di non utilizzare il satellitare, che sarebbe stato quindi in silenzio per qualche giorno ma di non preoccuparsi. 
Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. E’ stato questo l’ultimo contatto diretto avuto con Domenico. 
Prima di partire ci aveva avvisato che non avrebbe scritto niente mentre era in Siria e che per circa una settimana sarebbe rimasto in silenzio: la copertura della rete dei cellulari è saltata in molte zone dell’area di Homs e usare il satellitare non è prudente perché così si segnala la propria presenza.  
Siamo abituati ai silenzi di Domenico, che si ripetono quasi in ogni suo viaggio, tanto che l’ultima volta che era stato in Mali non lo avevamo sentito per sei giorni. Fanno parte del suo modo di muoversi e lavorare: ha sempre sostenuto che le tecnologie e le comunicazioni sono il miglior modo per farsi notare e mettersi in pericolo. La sua strategia è di viaggiare da solo, tenendo un profilo bassissimo e mimetizzandosi tra le popolazioni, al punto di condividere con un gruppo di profughi il rischio della traversata in barcone tra la Tunisia e Lampedusa. 
D’accordo con la famiglia dopo sei giorni di silenzio, lunedì 15 aprile, abbiamo avvisato l’Unità di Crisi della Farnesina del viaggio di Quirico e del suo silenzio. Il giorno dopo abbiamo fornito ogni elemento sui suoi spostamenti per far partire le ricerche. Ricerche che non si sono mai interrotte, e di cui apprezziamo gli sforzi fatti in ogni direzione, ma dal terreno fino ad oggi non sono arrivati segnali di alcun tipo. 
La scelta di non dare notizia e non pubblicizzare la scomparsa è stata presa, in accordo con le autorità italiane, per evitare di attrarre l’attenzione su Domenico in una zona ad alto rischio di sequestri. Nell’ipotesi che potesse essere in una situazione di difficoltà e cercasse di uscire, ci è stato spiegato che era bene non dare visibilità alla sua presenza. 
La grande angoscia delle sua famiglia e di tutti noi, colleghi e amici di Domenico, finora è stata tenuta riservata e anche gli amici che ha nelle altre testate hanno rispettato questo silenzio che speravamo favorisse una soluzione. Purtroppo non è stato così e per questo abbiamo ora deciso di rendere pubblica la sua scomparsa. 
Domenico Quirico, 62 anni, è uno dei giornalisti italiani più seri e preparati nell’affrontare situazioni a rischio. Negli ultimi anni ha raccontato il Sudan, il Darfur, la carestia e i campi profughi nel Corno d’Africa, l’esercito del signore in Uganda, ha seguito interamente le primavere arabe, dalla Tunisia all’Egitto, è stato più volte in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Nell’agosto 2011 nel tentativo di arrivare a Tripoli veniva rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monici. Nel sequestro veniva ucciso il loro autista e solo dopo due giorni drammatici venivano liberati. 
Nell’ultimo anno ha coperto per tre volte la guerra in Mali, è stato in Somalia e ora per la quarta volta è in Siria. Nei suoi primi due viaggi siriani era stato ad Aleppo, dove aveva raccontato i bombardamenti e la prima fase della rivolta. Nell’ultimo aveva invece seguito i ribelli spingendosi fino nella zona di Idlib. 
Ha voluto tornare di nuovo per raccontare l’evoluzione di un conflitto che si è allontanato troppo dalle prime pagine dei giornali e che - ci ripeteva - nonostante i suoi orrori non scuote la società civile occidentale.  
La cifra del giornalismo di Domenico Quirico è una tensione fortissima alla testimonianza, che deve essere sempre diretta e documentata. Domenico non ha mai accettato di raccontare stando al di qua del confine, attraverso le voci dei profughi o dei fuoriusciti, lo trova eticamente inaccettabile. Ci ha sempre ripetuto che bisogna stare dentro i fatti e che un bombardamento lo si può raccontare solo se si è sotto le bombe insieme alle popolazioni, con cui bisogna condividere emozioni e destini. 
Per questo è partito ancora una volta: per onorare il mestiere che ama. 
Noi restiamo tenacemente attaccati alla speranza di avere al più presto sue notizie, di continuare ad ascoltare i suoi racconti, e la sua capacità di analisi mai ideologica o faziosa. Lo aspettiamo insieme alla moglie, alle figlie, ai suoi amici e ai nostri lettori. 
Per segnalare questa nostra attesa abbiamo deciso di mettere sulla testata del giornale un fiocchetto giallo, come fanno le famiglie che attendono il ritorno di una persona cara di cui non si hanno notizie. "
Ho appena letto questo messaggio del direttore del quotidiano La Stampa e sono veramente dispiaciuta perché Domenico Quirico e i racconti dei suoi viaggi nei paesi in guerra sono i miei preferiti
Sa scrivere benissimo e sa raccontare in modo splendido e ben documentato ciò che ha visto Un uomo coraggioso che ha sfidato la guerra civile in Libia prima dell'uccisione di Gheddafi per raccontare a noi lettori cosa stava effettivamente succedendo così come ha descritto la guerra in Mali nei mesi scorsi tra le forze francesi e maliane contro gli uomini di Al Qaeda ed i tuareg ribelli che avevano occupato il nord del territorio e Timbuctu
Mi auguro che possa presto tornare tra noi per raccontarci una volta ancora cosa ha visto e vissuto e chi ha incontrato in un paese dove la guerra civile da troppo tempo sta portando morte e distruzione

domenica 28 aprile 2013

Attentato a Palazzo Chigi

Stamattina stavo seguendo in diretta su Rainews24 il giuramento dei ministri del nuovo governo Letta al Quirinale quando sono improvvisamente state fatte passare le prime immagini  / qui e qui /di una sparatoria appena avvenuta nella piazza davanti a Palazzo Chigi, sede del Governo
Immagini drammatiche con i corpi di due carabinieri stesi a terra
Un uomo di 49 anni arrestato subito dopo ha sparato contro gli uomini dell'Arma in servizio un intero caricatore, ferendo anche di striscio una passante incinta
Uno dei due carabinieri, il brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni, è stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco al collo e le sue condizioni appaiono serie. Ha subito un lungo intervento. L’altro militare, l’appuntato Francesco Negri, 30 anni, è rimasto ferito a una gamba e le sue condizioni, pur se gravi, sarebbero meno preoccupanti. Entrambi sono effettivi al Battaglione Toscana.
Spero che i due servitori dello Stato superino le conseguenze gravi del ferimento e possano guarire I politici dovrebbero proporre una medaglia per questi due militari ma anche per l'altro militare dell'Arma che ieri è intervenuto durante una rapina ed è stato barbaramente ucciso dai quattro banditi