domenica 28 settembre 2008

Una lettera di Piero Terracina

L'amico Michele mi ha inviato nei giorni scorsi una mail con due lettere inviate a Il Manifesto il 21 settembre scorso e con la preghiera di leggerle e di rifletterci sopra per gli argomenti trattati decisamente particolari
Io ho deciso di pubblicarle entrambe in due post specifici. Spero che chi passa di qui regolarmente legga con attenzione ciò che due uomini ben diversi tra loro dicono a se stessi ed a noi tutti e che la riflessione sia profonda...
"Il nostro massacro è di tutti di Piero Terracina
Amici, fratelli, compagni, camerati, (è bene che mi rivolga anche ai camerati tanto ce ne sono anche nella nostra mailng list). Ha ragione A. P. quando dice che gli ebrei sono stati «solo» un terzo dei deportati dall'Italia (8.566) su una popolazione ebraica di «ben» 40.000 anime. Mentre gli altri 32.000 erano politici su una popolazione di «soli» 45.000.000 milioni di italiani.
Per alcuni i nazifascisti hanno commesso tante nefandezze ma una è imperdonabile: non averli ammazzati tutti, gli ebrei. Lo avessero fatto non se ne sarebbe più parlato. Sono ebreo e, lo confesso, vado a portare la mia testimonianza di ex deportato con tutta la mia famiglia di otto persone - di cui sono l'unico sopravvissuto - dovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltare. Parlo anche degli altri deportati, dei politici e, soprattutto, di Rom e Sinti dei quali ho assistito (o meglio, sentito, perché ero a pochi metri rinchiuso nella mia baracca per il coprifuoco) la notte del 2 agosto 1944, allo saterminio di quelli rinchiusi nel lager «E» di Birkenau attiguo al campo «D» dove ero prigioniero.
Come testimone posso solo parlare di quello che ho visto con i miei occhi.
Il resto mi appartiene come essere umano ma non come testimone. L'argomento degli ebrei che parlano solo della Shoà è ormai diventato una specie di ritornello che, in molti casi, cerca di mascherare un antisemitismo non poi tanto sotto traccia.
E' un argomento che mi addolora e ci addolora.
Se è necessario parlarne facciamolo con rispetto. Se dovesse continuare su questo metro, per me potrebbe esserci solo una soluzione dolorosa: che ognuno pensi soltanto ai propri morti. Anni fa per questo motivo fui costretto dalla mia coscienza a dare le dimissioni dal Consiglio Nazionale dell'Aned / associazione nazionale ex-deportati nota di ericablogger/.
Cosa altro potrei fare se non chiudermi ancora di più in me stesso? "

7 commenti:

marbe ha detto...

Non è giusto chiudersi in sè stessi così come non trovo giusto dare un'etichetta di vittima e perseguitato solo ad una parte di quelle persone che lo furono in quel periodo tanto oscuro e che si vorrebbe non ci fosse mai stato.
Le vittime sono vittime...non hanno e non devono avere colore, fede politica o religiosa che sia: sono vittime e basta!
Non bisogna, non si deve, smettere di portare alla luce e ricordare a chi c'era sia da una parte che dall'altra, ma soprattutto a chi non c'era, le nefandezze accadute nella speranza che per una volta si faccia tesoro degli errori fatti, dovremmo però smettere di parlarne sempre in prima persona cosìcché alcuni sembrino più vittime e perseguitati di altre, altrimenti come si dice in questa seconda lettera "potrebbe esserci solo una soluzione dolorosa: che ognuno pensi soltanto ai propri morti" ed il parlarne diverrebbe drasticamente discriminatorio nei confronti delle altre centinaia di migliaia di vittime che subirono le stesse atrocità... e questa discriminazione la fecero già in toto gli aguzzini.

Ciao Erica e scusa se mi sono dilungata nel commento, ernesta

marbe ha detto...

Avendo riscritto una parte del mio commento l'ho postato con una frase sbagliata, la frase finale è questa: ... discriminazione che non fecero neppure gli aguzzini.

ericablogger ha detto...

grazie a te Ernesta
i tuoi commenti sono sempre molto importanti e non importa la loro lunghezza !!!
un caro saluto erica

Anonimo ha detto...

Sono Paola, maestra di scuola primaria. Ogni anno, da 27 anni, parlo ai miei piccoli alunni della Shoà, perchè siano messi a dimora nuovi semi di Memoria, perchè non è possibile dimenticare. Mio nonno paterno fu rastrellato il 17 aprile del '44, dalle ss, nel rastrellamento del Quadraro.Fu inviato a Fossoli e poi a Mauthausen, ma riuscì a fuggire dal treno, insieme a due altri uomini. La loro storia è raccontata nel libro "il Quadraro, la borgata ribelle".LUI E' TORNATO, quasi tutti gli altri no. Io cerco di vivere come lui ci ha insegnato, con dignità e coerenza, nel profondo rispetto degli altri, ma spesso mi chiedo: come mi sarei comportata in quei terribili anni? avrei avuto coraggio o sarei stata complice silenziosa delle leggi razziali, di quei comportamenti vigliacchi e indegni di uomini civili? so che nessuno potrà mai confortarmi con una risposta, ma vorrei dire al signor Terracina che moltissimi insegnanti seminano questi SEMI DI MEMORIA, per non dimenticare, PERCHE' NON SUCCEDA MAI PIU'. Maestra Paola

ericablogger ha detto...

grazie Paola per il tuo contributo
anch'io a volte a scuola parlo di mio papà Imi nei campi di concentramento
i semi di memoria sono importanti perchè non si ripeta mai più
erica

Anonimo ha detto...

... è una condanna ed anche, consentitemi, un'azione poco educata.
la risposta ad un mio commento da parte di piero terracina mi fa apparire sotto una luce assolutamente falsa; pubblicare su questo blog-senza chiedermi l'autorizzazione- solo la parte finale di una discussione su una ML è sbagliato, fuorviante e, ripeto, poco educato. angela persici

ericablogger ha detto...

non è poco educato pubblicare una lettera inviata ad un giornale da Piero Terracina
era una lettera pubblica ed ho citato regolarmente sia l'autore della lettera che il giornale a cui è stata inviata e chi me l'ha fatta pervenire per conoscenza
se proprio le dà fastidio comunque metterò solo la sigla del suo nome e cognome
ericablogger