domenica 5 novembre 2006

Guerra alla guerra

Guerra alla guerra e' un libro di Ernest Friedrich pubblicato dalla Mondadori nella Piccola Bibblioteca Oscar.
L'ho trovato quasi x caso in mezzo ai libri di guerra e di storie di guerra della cartolibreria dove vado sempre da anni, alla ricerca di novita' e di scoperte di autori vecchi, nuovi o sconosciuti, ma quando l'ho aperto e sfogliato ho scoperto subito che era un libro speciale.
Un libro di fotografie e di documenti contro la Grande Guerra e gli orrori che essa provoco', contro quella prima guerra mondiale, spesso solo sentita nominare come il primo conflitto moderno, ma tanto spesso ben poco conosciuta ed ignorata e di cui non si conosco le migliaia di vittime, le distruzioni, le stragi in trincea e tra le popolazioni civili. Friedrich era nato in Polonia nel 1894 e fu sempre legato ai movimenti pacifisti, socialisti ed anarchici dell'epoca e allo scoppio del conflitto mondiale si rifiuto' di arruolarsi, finendo prima in manicomio e quindi in carcere. Dal 1918 in poi si dedico' con impegno antimilitarista a far conoscere le conseguenze del conflitto e nel 1924 pubblico' la sua raccolta di immagini, alcune impressionanti, in particolare le ferite dei soldati, dai visi completamente deturpati o distrutti, con alcune sue riflessioni iniziali e dei documenti rari.
Guerra alla guerra ebbe un buon successo internazionale e Friedrich fondo' a Berlino un Museo antiguerra, che rimase aperto fino al 1933, quando sali' al potere Hitler e lui fu costretto ad andare in esilio all'estero. Al suo posto fu aperta una sede del partito nazista! Friedrich e' morto in Francia nel 1967 e solo nel 1982 un nipote pote' riaprire nella vecchia sede storica di Berlino l'antico mueso antiguerra.
Un libro che suscita orrore e commozione x la distruzione fisica e psicologica degli uomini, x una natura aggredita e distrutta, x le sofferenze di chi ha combattuto e di chi e' rimasto in citta', x il dolore x i morti e x il dolore dei sopravvissuti, un libro che e' denuncia e testimonianza della violenza della Guerra, di tutte le guerre ed il monito, potente e profondo, a non dimenticare, a non dimenticare mai che dietro ai grandi ideali di onore, patria e valore si nascondono solo morte atrocita' e desolazione.
In una breve prefazione molto intensa Gino Strada parla dell'odio e del militarismo degli anni in cui questo libro fu pubblicato, con grande coraggio, e aggiunge " Friedrich toglie la maschera dell'ipocrisia e della menzogna x ridare alle parole il loro significato mostrandoci il volto sfigurato e terribile della guerra: le facce delle vittime, l'unica verita' della guerra stessa ..."
Ieri 4 novembre sono state aperte le caserme e in tanti luoghi sono stati commemorati i morti delle guerre passate. Io sono rimasta a riflettere e ho ripreso in mano alcune vecchie foto, di due fratelli di mia nonna tornati entrambi dalla Grande Guerra con i polmoni distrutti dal gas respirato in trincea. Due giovani belli alti e robusti che in pochi mesi sono morti, lasciando dolore e sofferenza negli affetti familiari e personali. Due immagini un po' sfocate e un po' buffe con gli abiti di allora, i baffi ed i capelli pettinati alla moda dei primi anni del secolo XX, due sconosciuti di cui ho qualche volta sentito parlare, due vittime della guerra ...

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono anni che seguo la crescita del museo di Caporetto (Kobarid) dedicato alle battaglie dell'Isonzo. Confesso che, di solito, musei simili non mi entusiasmano più di tanto in quanto spesso sono improntati in termini nazionalistici. Non così nel caso specifico. Il percorso illustra tutta la follia di quella guerra, la vita in trincea su ambedue i lati del fronte ed il disastro che venne fuori per tutte le parti coinvolte. Il negozio del museo propone poi una infinità di letteratura interessante, compreso naturalmente "Addìo alle armi" di Ernest Hemingway che aveva prestato servizio come conducente di ambulanze nel Regio Esercito italiano, durante la battaglia di Caporetto. Tra ottobre e marzo, il museo è aperto ogni giorno dalle 10 alle 17.

Anonimo ha detto...

grazie Michele x le informazioni sul museo di Caporetto
Addio alle armi è uno dei libri più belli che io abbia mai letto e l'ho letto tantissimi anni fa e poi riletto ancora in tempi più recenti
è sempre attuale ed interessante !

Anonimo ha detto...

Cara Erica,

Grazie per le informazioni su questo scrittore impegnato ! Ora che so che si è rifugiato in Francia, spero trovare una versione francese di questo libro.
Sto leggendo un libro magnifico di cui l'azione si svolge durant la prima guerra mondiale, il suo autore è anche lui impegnato "a sinistra" contro la guerra, contro i potenti che sfruttano il popolo ecc... Non so se esiste una versione italiana, si tratta de "Les âmes grises" de Philippe Claudel, mi piace moltissimo, l'ho quasi finito, e ne parlero prosssimamente.
Si, son ben tornato e spero fare approfittare i miei lettori delle mie fotografie .
Amichevolmente,
Jacques

Anonimo ha detto...

La versione italiana ha scelto la traduzione letterale del titolo: "Le anime grigie". Il libro è uscito nel 2004 presso l'editore Ponte alle Grazie e costa 13,00 €.
La recensione de L'Indice dice: "In un piccolo villaggio della Francia del nord, nel 1917, mentre a poche miglia di distanza la guerra dilania e mutila con spreco di orrore centinaia di corpi, il cadavere di una bambina di dieci anni scivola silenzioso nelle acque di un canale. Venti anni più tardi un poliziotto in pensione ricostruisce con cura meticolosa la scena del delitto, ne ripercorre le indagini e recupera testimonianze trascurate, finché una verità, semplice e limpida, si rivela. Il romanzo di Philippe Claudel è un noir tutto virato in grigio, che deve molto del suo fascino alla suggestiva descrizione di un paese avvolto nella nebbia e nell'umidità del nord, dove il fango che appesantisce il passo di cavalli e persone invita a riscaldarsi al fuoco della legna e dell'alcol in osterie e locande. L'efficace descrizione ambientale, un solido intreccio e un'altrettanto abile caratterizzazione dei personaggi non sono i soli pregi di un romanzo che, senza sottrarsi allo schema del genere poliziesco, ne sviluppa al meglio le opportunità. Il confronto speculare tra i drammi intimi dei personaggi e la storia tragica dell'Europa in guerra rende convincente la vicenda romanzesca e la sottile analisi psicologica garantisce profondità a una riflessione, mai peregrina, sul contrasto fra realtà e apparenza. Tutto, infatti, si rivela più semplice di quel che appare. O forse tutto appare erroneamente più semplice di quel che è, incluso il confine tra colpevolezza e innocenza, che permane labile e sfuggente. Premiato dalla critica e dal pubblico, il romanzo di Claudel merita il successo ottenuto in Francia anche grazie a una prosa raffinata senza essere pretenziosa, mai tradita dalla traduzione impeccabile, che ne restituisce l'originale intreccio di termini dotti, metafore pittoresche e tratti lirici."

Grazie del consiglio, Jacques. Non lo conoscevo.
Cordialmente
Michele

Anonimo ha detto...

Non conoscevo il libro ed ora so cosa prendero' a mia figlia per il suo prossimo compleanno. Per lei la guerra e' uan cosa quasi astratta e irreale (parlo di quella che c'e' stata in europa). Grazie
Massimo

Anonimo ha detto...

anch'io acquisterò il libro di Claudel consigliato da Jacques
sarà sicuramente un bel libro utile da leggere
grazie anche a Michele x la recensione
io ricordo sempre il libro di Erich Maria Remarque All'ovest niente di nuovo,( A' l'ouest rien de nouveau ) una testimonianza terribile della prima guerra mondiale , un libro indimenticabile che tutti dovrebbero leggere!

Anonimo ha detto...

Due libri che non conoscevo, grazie ad Erica, a Poissenot e Michele Guarnieri, li ho messi nella mia agenda libraria degli acquisti. Addio alle armi e All'Ovest niente di nuovo invece li ho letti tempo fa.
Non avendo delle librerie qui vicino a me dove andare a curiosare, quando ne ho la possibilità non ne uscirei mai, mi affido alle vostre recensioni.
Grazie
ernesta