domenica 19 aprile 2009

Grazie , Presidente!

Non volevo parlare del terremoto d'Abbruzzo perchè già ne hanno parlato in troppi ormai e le Tv ancora ci mostrano servizi su servizi dai paesi terremotati in ogni momento della giornata, ma questo articolo de quotidiano La Stampa mi ha lasciata letteralmente basita :

" Un'università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti.
A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage.
La facoltà di ingegneria era uno dei fiori all'occhiello dell'università dell'Aquila...a Roio Poggio, una collina che domina la città e si affaccia sulle montagne.
Difficile trovare un ateneo altrettanto suggestivo, una specie di nido in mezzo ai boschi. Proprio per questo gli architetti negli Anni Ottanta avevano disegnato questi edifici dalle immense vetrate affacciate sul Gran Sasso.
Un progetto dalla lunga storia che fu ultimato soltanto negli Anni Novanta, con tante imprese che si alternarono nell'esecuzione. Ma alla fine, si disse, ne era valsa la pena.
Oggi, però, a vedere gli effetti del terremoto viene qualche dubbio. L'edificio 1, quello della biblioteca, appare quasi integro. I guai, seri, invece, si scoprono nel secondo palazzo, quello più frequentato, con decine di aule in grado di ospitare circa 1200 ragazzi.
Arrivarci, sgusciando tra i corridoi ingombri di detriti, non è facile.
Ed ecco la sorpresa. Le vetrate, appunto.
Quello che doveva essere il tratto distintivo dell'edificio ha rischiato di provocare un disastro.
Le enormi lastre trasparenti erano sospese a molti metri d'altezza e dovevano essere in grado di resistere ai terremoti. La garanzia derivava dal cemento armato su cui le vetrate avrebbero dovuto poggiare.
Ma a quanto pare non era così.
Lo dicono i detriti, ma anche i brandelli della struttura rimasti in piedi e ancora visibili.
Lo dice chi se ne intende: «Al posto del cemento c'era della plastica», allarga le braccia un vigile del fuoco.
Di cemento c'era soltanto un sottile spessore che non ha retto la scossa.
Il risultato: tonnellate e tonnellate di materiale sono crollate sulle scale, proprio quelle da cui dovevano fuggire gli studenti.
I vigili del fuoco e i professori che ieri camminavano con le torce elettriche per i corridoi bui e deserti dell'università non nascondono la rabbia: «Questa non è un'università, ma una trappola per topi».
Tutti indicano le aule: decine, ma sotto il livello del terreno. Un docente allarga le braccia, forse immaginando anche se stesso in cerca di una introvabile via di fuga: «Se la scossa fosse arrivata in una normale mattina di lezione, non si sarebbe stato scampo».
Primo, per i crolli che si sono verificati negli spazi dedicati ai ragazzi. Secondo, perché la scala d'uscita era occupata dai detriti.
Ma ancora: se gli studenti e i professori fossero stati all'università, sarebbero stati colpiti da lame di vetro pesanti decine di chili, precipitate da molti metri di altezza.
...Intanto si sta cercando di risalire alle imprese che hanno realizzato le vetrate. Di distinguere gli eventuali responsabili dalle altre società che hanno compiuto i lavori a regola d'arte. I locali del primo padiglione e della mensa, per dire, hanno retto bene il colpo. Tutto per arrivare a quella domanda: chi ha utilizzato plastica espansa invece del cemento? "
Non si può quindi che applaudire il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ed il suo richiamo di ieri a riflettere su quanto «abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore umano comportamenti di disprezzo delle regole».

La speculazione ed il dio denaro non hanno avuto limiti, a quanto pare, ma le riflessioni del Presidente della Repubblica dovrebbero essere un monito per tutti, politici compresi, che troppo spesso pensano a loro stessi e non al bene ed alla vita di noi cittadini

Un precedente richiamo, tecnico, ma fermo e molto importante, è stato anche quello datato 9 aprile 2009, quando il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al premier Silvio Berlusconi, ai Presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Napolitano ha fatto riferimento al "decreto-incentivi", un testo che in origine si componeva di 7 articoli, ma che in Parlamento è stato modificato con un maxi-emendamento che ha fatto ’lievitare il provvedimento fino a determinare l’introduzione di altri 10 articoli, comportando un onere di un altro miliardo e trecento milioni di euro.
Napolitano ha ricordato che non si trattava del primo caso del genere e ha rammentato di essere già intervenuto in passato sulla delicata questione della emendabilità dei dl.
Il richiamo del Capo dello Stato era ai rigorosi limiti imposti dalla Costituzione.

Il centro della questione posta è stato il fatto che la scelta di sottoporre per la promulgazione al Presidente della Repubblica un decreto in prossimità della scadenza, soprattutto se si tratta di un provvedimento modificato in modo sostanziale, non consente al Capo dello Stato l’esercizio dei poteri di garanzia che la Costituzione ha previsto per la prima carica dello Stato.

Napolitano ha ricordato che è sempre a lui che la Carta costituzionale affida il compito di verificare i requisiti di necessità e urgenza, così come di valutare se intervengano oneri aggiuntivi.
L’invito è stato dunque quello a non far mancare la preventiva determininazione dei contenuti della manovra nel testo originariamente approvato dal governo, perché questo espone a una dilatazione della facoltà di emendamento ben al di là del criterio dell’attinenza dell’oggetto del decreto.

Fra le conseguenze vi sono quello dell’allungamento dei tempi dell’esame e dell’approvazione e un difficile vaglio del governo per quanto riguarda il contenuto degli emendamenti, a partire dal loro impatto finanziario.

L’ultimo appello di Napolitano, rivolto a Premier, Governo e Presidenti delle Camere, è stato quello di collaborare per garantire nel modo più efficace il funzionamento delle istituzioni

Un grande plauso a Napolitano, dunque, per la sua coscienza democratica ed etica e per il rispetto del suo ruolo di Capo dello Stato che deve vigilare sulla Costituzione e sulle istituzioni

5 commenti:

tommi ha detto...

complimenti, veramente. post del genere che non solo criticano ma plaudono al rispetto delle regole delle nostre istituzioni difficilmente lo si trova in giro.
il governo ha violato le regole. in qualsiasi altra situazione si sarebbe trattato di violazione del trattamento giusto ed equo perché non ha lasciato al presidente della repubblica la possibilità di rispondere ed eventualmente aggiustare o segnalare incogruenze costituzionali.
bisognerebbe allargare il potere della giustizia anche a questo tipo di abusi.
tommi

Paolo ha detto...

Ciao Erica,
condivido ciò che hai scritto, e mi sembra che Napolitano si sia risvegliato dal suo torpore istituzionale in questi ultimi giorni, ho apprezzato infatti le sue ultime dichiarazioni.
Circa l'Abruzzo e il sisma hai avuto coraggio a scriverne e non rimanerne impantanata, anche perchè ho la sensazione che non si possano porre alcune domande, addirittura parlare di inchieste giudiziarie sembrerebbe quasi di intralcio ai lavori di ricostruzione, e via dicendo.
Buona giornata, Paolo

Osvaldo ha detto...

Non so te, ma io provo una gran rabbia nel leggere di tutta questa incuria letteralmente crollata sulla testa di persone innocenti. Ciao. Osvaldo

ericablogger ha detto...

grazie Tommy , Paolo e Osvaldo per i vostri bei commenti
ho scritto questo post di getto dopo aver letto i tre articoli
l'indignazione per l'università de L'Aquila si è mischiata con la gioia provata per le parole del Presidente Napolitano, che finalmente ha preso posizione in modo deciso e fermo ;
non è un bel periodo e più che criticare vorrei anche proporre, qualche volta...
peccato che non so a chi proporre, visto che noi cittadini siamo sempre più lontani dal mondo dei politici, degli industriali, degli economisti e delle banche, per esempio, che parlano, che fanno, ma che molto sovente non si preoccupano di noi comune cittadini, in crisi per i loro errori e le loro scelte
un caro saluto a voi tutti erica

Fabio ha detto...

C'è sempre stato poco controllo sui molti imprenditori edili senza scrupoli che operano nel nostro paese...ora poi che c'è questo governo penso che continueranno ancor di più a costruire castelli di sabbia marina. Poi la natura presenta il conto ...e i nodi vengono al pettine. Il problema non è, come certi pensano prevedere il sisma, ma prevenire e limitare i danni delle catastrofi con costruzioni realizzate a regola d'arte ( e spesso si tralascia anche questa normale diligenza) e con tecniche, appunto, antisismiche. Un caro saluto e buon 25 aprile, Fabio