lunedì 23 aprile 2012

“La linea rossa di Sarajevo”

Un concerto con 11.541 sedie vuote è stato organizzato nel viale Marshala Tita, la via principale di Sarajevo,  per ricordare le persone morte durante l'assedio della città negli anni dal 1992 al 1995. L'avvenimento ha avuto  luogo nel giorno del ventesimo anniversario dell'inizio dei combattimenti.

L'assedio di Sarajevo è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996, che ha visto scontrarsi, durante la guerra di Bosnia, le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l'indipendenza dalla Jugoslavia, contro l'Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS), che volevano distruggere il nuovo  stato indipendente della Bosnia-Erzegovina e  creare la Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina.
Durante l'assedio le vittime furono più di 12.000 e i feriti oltre 50.000, l'85% dei quali tra i civili.

Il 2 maggio 1992 Sarajevo fu completamente isolata dalle forze serbo-bosniache. Le principali strade che conducevano in città furono bloccate, così come anche i rifornimenti di viveri e medicine, mentre i servizi come l'acqua, l'elettricità e il riscaldamento furono tagliati. Dopo il fallimento dei tentativi iniziali di assaltare la città con le colonne corazzate della JNA, le forze di assedio cannoneggiarono Sarajevo da almeno duecento bunker situati nelle montagne.

Nella seconda metà del 1992 e nella prima metà del 1993 l'assedio raggiunse il suo apice per la violenza dei combattimenti e le gravi atrocità, con i bombardamenti di artiglieria che continuavano a colpire i difensori. Gran parte delle principali posizioni militari e le riserve di armi all'interno della città erano sotto il controllo dei Serbi, che impedivano i rifornimenti ai difensori. I Serbi erano ovunque in città e per aiutare la popolazione assediata, l'aeroporto di Sarajevo fu aperto agli aerei delle Nazioni Unite alla fine del giugno 1992. La sopravvivenza della città da allora dipese in larga parte  dai rifornimenti ONU.
Il Tunnel di Sarajevo, principale via per aggirare l'embargo internazionale di armi e per rifornire di munizioni i combattenti, venne completato a metà del 1993 e permise anche alla popolazione di scappare 

Dopo il massacro di Markale, il 5 febbraio 1994, in cui morirono 68 civili e 200 furono feriti, l'ONU impose un ultimatum alle forze serbe affinché ritirassero le armi pesanti  
 
Nel 1995, dopo un secondo massacro di Markale, nel quale persero la vita 37 persone e 90 restarono ferite, ed  un raid effettuato dai serbi contro un sito di raccolta delle armi dell'ONU, i jet della NATO attaccarono i depositi di munizioni  serbi ed altri obiettivi militari strategici.
 Gli scontri sul campo aumentarono di intensità, con l'intervento di forze armate bosniache e croate

 Il "cessate il fuoco" fu raggiunto nell'ottobre 1995  e  l'Accordo di Dayton,  siglato nel  1995, ristabilì la pace. Seguì un periodo di stabilizzazione e di ritorno alla normalità; il governo bosniaco    dichiarò la fine dell'assedio di Sarajevo il 29 febbraio 1996.

Una guerra terribile a due passi da casa nostra, con  orrori mai dimenticati come la pulizia etnica che le forze serbe condussero nelle parti della città di Sarajevo da loro occupate durante l'assedio  e gli stupri di massa.  Durante la guerra infatti  le forze serbe violentarono sistematicamente donne bosniache musulmane dopo che erano state separate dagli uomini.
Nel 2001 il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY) dell'Aja condannò Dragoljub Kunarac, Radomir Kovac e Zoran Vukovic per questo reato così disgustoso ma i  campi di concentramento con il filo spinato e le fosse comuni tornarono purtroppo con la guerra voluta da Miloševic e inizialmente nessuno fece nulla per impedire una simile tragedia 

sabato 3 marzo 2012

Diritti umani: Darfur

" Giovedì 23 febbraio, nella prestigiosa Sala Nassirya di Palazzo Madama in Roma, è stato presentato il nuovo rapporto 2011-2012 sulla crisi umanitaria in Darfur “Sudan, un Paese in fiamme”, curato da Italians for Darfur ONLUS.
Un titolo quanto mai indicativo, da solo, della situazione in Sudan, che resta tesissima, nonostante si susseguano, per ora solo sulla carta, accordi e trattative di pace tra centro e periferie del grande stato africano.
Il rapporto è stato illustrato dalla presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli, insieme al senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato, Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, i rappresentanti della comunità del Darfur in Italia e il presidente del Sudan People's Liberation Movement Italia, Fred Osuru. Alla conferenza sono intervenuti anche i testimonial della nuova campagna di sensibilizzazione, Tony Esposito (già impegnato per il Darfur dal 2010) e Mark Kostabi, artista di fama internazionale che ha realizzato per 'Italians for Darfur' un'opera inedita la cui vendita sosterrà i progetti in Sudan dell'associazione.
Non 'è pace in Sudan. Il rapporto parla chiaro: da quando l'80% dei proventi dalla vendita del greggio sud sudanese non giunge più a Khartoum dal Sud Sudan, che dal luglio scorso ha dichiarato la sua indipendenza, si registrano continui ammassamenti di truppe lungo i confini tra i due stati.
Risale a solo pochi giorni fa la firma dell’ultimo accordo di non belligeranza, quello di Addis Abeba, tra le due parti e subito violato dalle forze aeree di Khartoum, che avrebbero bombardato la città di Jau, in Sud Sudan.
“Non vogliamo la guerra”, ha ribadito più volte Fred Osuru, rappresentante in Italia del SPLM “ e non finanziamo nè sosteniamo i ribelli armati nel Nord Sudan e in Sud Kordofan.”. “Siamo uno Stato giovane, appena nato, che deve fondare le proprie radici democratiche, come possiamo pensare a una guerra?”.
E’ un accorato appello alla comunità internazionale, affinchè non permetta che l’ennesima questione petrolifera tra due Stati africani degeneri in una nuova sanguinosa guerra.
Non va meglio in Darfur, dove 1 milione e 900 mila sfollati continua a vivere nei campi profughi. Nei primi mesi del 2011 i nuovi transfughi dalla guerra erano già 80.000. Aumentano i rientri nei propri villaggi, ma sono ancora un numero che non conforta sebbene faccia sperare in meglio, visto il trend positivo dei primi mesi del 2012. Il rientro ai propri villaggi è comunque rallentato dalle continue violenze e dalla ripresa degli scontri in molte aree della regione.
Yakub Abdelnabi, in veste di rappresentante del Justice and Equality Movement in Italia, movimento che a Luglio ha perso il leader Khalil Ibrahim, rimasto ucciso in un bombardamento, ha chiesto che non venga dimenticato il dramma, ancora vivo, della gente del Darfur. Il 70% del Darfur, fatta eccezione delle capitali, dice Yakub, è in mano ai ribelli che cercano di garantire la protezione dei civili dalle incursioni armate. Unico problema, il bombardamento aereo. “Serve subito la no-fly zone”, insomma, una richiesta che da sempre le associazioni per i diritti umani hanno rivolto alla comunità internazionale, quale unica efficace soluzione del conflitto in Darfur. [M.A.] dalla newsletter di Italians for Darfur

Diritti umani : Cile

" In Cile sono ancora pendenti oltre 1268 processi per violazione dei diritti umani commessi durante il governo militare di Augusto Pinochet. Parola del presidente della Corte Suprema, Rubén Ballesteros.
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente ha precisato come il 2011 sia stato segnato da un aumento significativo delle denunce. Si sono registrate, infatti, 726 denunce corrispondenti a casi sinora mai aperti.
Fra questi, la morte del presidente Salvador Allende nel palazzo governativo de La Moneda, l’11 settembre 1973, e la morte, pochi giorni dopo, del poeta Salvador Allende, premio Nobel della Letteratura nel 1971 e molto vicino al socialismo odiato da Pinochet. Tutto casi, ha precisato, che non scadranno mai e che dunque avranno tutto il tempo per essere portati a termine.
Nel suo discorso, Ballesteros ha affrontato anche la questione delle critiche che lo scorso anno il Governo rivolse ai giudici e ai procuratori accusati di essere blandi con i delinquenti: “Chiedo rispetto per l’autonomia del potere giudiziario, ricordando che solo la Giustizia e lo Stato di diritto possono garantire che chi mette in atto le leggi agisca in forma realmente indipendente”.
Ma se quest’ultimo argomento era prevedibile venisse affrontato, molto meno lo è quello sui diritti umani, visto che Ballesteros è un personaggio la cui elezione alla Corte Suprema – dicembre 2011 – ha suscitato molti dubbi proprio nelle organizzazioni in difesa dei diritti umani e fra le minoranze, come il movimento Mapuche. Quest’uomo è colui che, mentre era membro della 2° Sala Penal della medesima Corte, ha applicato la Legge sull’Amnistia a tutti i violatori dei diritti umani che gli sono passati sotto mano. Non è dunque un garante della trasparenza e della credibilità, elementi indispensabili specialmente per chi va a ricoprire un ruolo simile. Le sue simpatie reazionarie e le sue azioni a favore della dittatura militare non sono novità e certo la verità e la giustizia non godranno affatto della sua presenza. Dunque solo col tempo si vedrà dove vorrà veramente andare a parare e se il Cile recupererà rimediando alle tante troppe violazioni dei diritti fondamentali che continuano a perpetrarsi indisturbate." di Stella Spinelli da www.eilmensile.it
Il Cile ci ha insegnato che la vita umana può essere ritenuta non importante per le dittature e che la democrazia può essere fragile ed in pericolo quando i dittatori decidono di agire impunemente con il silenzio del mondo che guarda impassibile senza fare nulla per troppo tempo

martedì 14 febbraio 2012

Eternit. Una Sentenza storica

Ieri si è concluso a Torino il processo Eternit per le vittime di Casale Monferrato, con una sentenza storica : 16 anni di reclusione per i due imputati, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, convertitosi all'ecologia e alla filantropia, e il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, titolari dell'azienda in Italia dal 1966 al suo fallimento 20 anni dopo. L'elenco di vittime della Eternit e dei loro familiari da risarcire è durato oltre tre ore nella lettura del presidente della prima sezione del tribunale di Torino Giuseppe Casalbore. E’ stata una sorta di ultimo omaggio a una comunità e a una città legate da una tragedia tremenda.
 «Un elenco terribile» ma «Si è realizzato un sogno , quello di avere giustizia», ha osservato il pm Raffaele Guariniello che ha condotto l'inchiesta e l'accusa nel dibattimento e che aveva chiesto 20 anni per i due colpevoli, accusati di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche per aver provocato, attraverso la lavorazione dell'amianto negli stabilimenti del gruppo, la morte o la malattia di quasi 3000 persone. 
 Il procuratore capo Giancarlo Caselli ha preso spunto dal successo di questa inchiesta per lanciare un nuovo allarme sullo smantellamento dei pool specializzati, voluto dai politici e dalle loro nuove leggi : «Lo dovremo fare entro maggio, spero ci sia tempo per cambiare ancora questa norma».E' infatti grazie ad un pool ben organizzato come quello di Torino che si è potuti arrivare a questa sentenza, unica al mondo per ora e seguita con attenzione anche all'estero, dove vi sono o vi sono state situazioni e problemi simili a causa dell'eternit ( ho scritto recentemente della triste storia di Casale Monferrato anche nell'altro mio blog Omegnaedintorni )
La sentenza ha dichiarato prescritti i reati commessi negli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), ma ha affrontato invece le conseguenze dell'attività Eternit negli altri due impianti, quello di Cavagnolo (Torino) e quello di Casale Monferrato ( Alessandria).
I risarcimenti indicati per le parti civili si aggirano sui 200 milioni complessivi. Tra questi spiccano le provvisionali di 25 milioni per il comune di Casale Monferrato, i 20 per la Regione Piemonte, i 15 per l'Inail, i 5 per l'Asl di Alessandria, i 4 per il Comune di Cavagnolo, che già aveva accettato l'offerta di Schmidheiny di 2 milioni e che ha creato rammarico al sindaco di Casale Monferrato,  lui pure sul punto di accettare l'offerta del magnate svizzero di 18,3 milioni, ma poi tornato indietro dopo la sollevazione della comunità monferrina. 
Il Sindaco di Casale Demezzi ha dichiarato : «La sentenza esemplare è venuta e di questo siamo soddisfatti; per quanto riguarda la provvisionale avevamo chiesto 30 milioni e ce ne hanno dati 25 che ancora sono però sulla carta. Certo che il caso di Cavagnolo fa pensare: ha ottenuto 2 milioni con la transazione e questa non ha avuto alcuna influenza sul verdetto, perchè gli hanno dato gli altri 4 milioni di provvisionale richiesta»
Polemiche a parte tra sindaci, bisogna ricordare che sono stati risarciti anche i sindacati a vari livelli con indennizzi di 100000 euro, e le associazioni Wwf, con 70 mila euro e Legambiente con 100 mila, le Associazione familiari vittime amianto con 100 mila e le Associazione familiari esposti amianto con altri 100 mila.
Per le vittime e i loro familiari i risarcimenti oscillano sui 30 mila euro medi, cifre basse, ma la sentenza ha comunque soddisfatto in parte i familiari delle vittime, anche se permane in loro il dolore e la tristezza di aver perso così tanti cari.  E purtroppo molti altri ancora sono ammalati e potrebbero morire. Una sentenza dura, secondo i legali dei due imputati, ma per le tante vittime forse fin troppo poco dura, direi
La sentenza è stata pronunciata in un'aula strapiena e per far fronte all'afflusso di almeno mille persone, arrivate con 24 pullman dal resto d'Italia e dall'estero, sono state aperte e dotate di maxi video l'aula accanto a quella del processo e l'aula magna del palazzo di giustizia. La provincia di Torino ha invece messo a disposizione la sua aula convegni.
«Spero che questa sentenza serva anche a noi», ha commentato la brasiliana Fernanda Giannasi, presidente dell'Abrea (Associazione Brasiliana Esposti all'Amianto) perché in Brasile l'amianto si continua a lavorare, così come in molti altri paesi del mondo. 
Ieri erano presenti anche le mamme delle giovani vittime dell'incendio alla Thyssen, che hanno detto che  «Dove c'e' dolore e bisogno di giustizia noi ci siamo», e i familiari delle vittime della strage di Viareggio, che hanno dichiarato piuttosto polemicamente : «Torniamo a casa con il cuore più aperto. Forse portiamo una boccata d'ossigeno alla procura di Lucca»  
 Una delle vittime ancora in vita, un casalese di 76 anni colpito dall'asbestosi dopo aver lavorato otto anni in Eternit, ha parla con un filo di voce, ma è stato deciso: «La sentenza non mi soddisfa, quei due meritavano una condanna più pesante. Io sono vivo, ho la “polvere”  al 16%, ma i miei colleghi e i miei amici di allora sono quasi tutti morti, ne sono rimasti soltanto due». 
E ,Romana Blasotti, la donna diventata il simbolo della lotta all'amianto con cinque familiari uccisi, ha detto : «Avrei voluto piangere oggi, ma non ci riesco».
Grazie quindi a quei magistrati che a Torino hanno ottenuto giustizia per tante vittime innocenti 
Dovrebbero ringraziarli anche quei politici che troppo spesso, in questi ultimi anni, si sono accaniti contro la Magistratura italiana per difendere i loro interessi personali e i loro affari poco chiari o le loro truffe ed i loro scandali
Come non tutti i lavoratori della pubblica amministrazione sono dei fannulloni, così non tutti i magistrati sono dei  " comunisti " da punire con leggi assurde!!!

domenica 12 febbraio 2012

La Sentenza dell'Aja: vittoria tedesca

Il 3 febbraio 2012 all' Aja la Sentenza inappellabile della Corte Internazionale di Giustizia, massimo organo giudiziario dell’Onu, sulle Stragi naziste  ha stabilito che "Berlino non deve risarcire gli italiani"
 Sono state tante le stragi naziste in Italia, molto conosciute e poco conosciute: Civitella, Cornia, San Pancrazio, Grizzana, Marzabotto, Fosse Ardeatine. Sono state 15 000 le vittime delle oltre 400 stragi naziste compiute in Italia tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Non tutti i loro carnefici hanno fatto almeno qualche giorno di carcere . Ma la Germania di oggi non deve pagare i risarcimenti alle famiglie decimate dalle fucilazioni e dalle rappresaglie delle squadracce hitleriane.  
Il presidente del tribunale, il giapponese Hisashi Owada, ha impiegato 80 minuti per leggere  una decisione che condanna l’Italia per «non avere riconosciuto l’immunità» garantita a Berlino dal diritto internazionale. Dunque, secondo la sentenza, non c’è continuità fra il Terzo Reich e la Repubblica Federale Tedesca, messa al riparo da richieste di risarcimento dalla "Convenzione per la soluzione pacifica delle controversie" adottata dai membri del Consiglio d’Europa il 29 aprile 1957, ratificata dall’Italia il 29 gennaio 1960 ed adottata dalla Germania il 18 aprile 1961.
 A Berlino naturalmente hanno tirato un sospiro di sollievo per la sentenza. «Un giudizio importante per la Germania e l’intera comunità internazionale», lo ha definito il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. «Non è contro le vittime del nazismo», la cui «sofferenza» è «già pienamente riconosciuta dal governo tedesco», ha aggiunto prima di sottolineare che la causa intentata dalla Germania contro l’Italia «non intendeva relativizzare o mettere in dubbio le responsabilità» per i crimini della Seconda guerra mondiale e che comunque «tutte le questioni inerenti a questo giudizio» saranno valutate «nello spirito di relazioni bilaterali strette e di piena fiducia».  
In Italia la sentenza ha provocato «amarezza e dolore», come ha sottolineato il vicepresidente del Senato Vannino Chiti.  Per il Pd è stato «un insulto all’Italia». L’Anpi ha chiesto che «non cessi la ricerca della verità». E l’associazione dei familiari delle vittime degli eccidi di Grizzana, Marzabotto, Monzuno e zone limitrofe ha chiesto che «si apra velocemente un confronto», denunciando che «l’occultamento dei fascicoli nell’armadio della vergogna» e «la negazione della giustizia per una ragione di Stato». 
Il contenzioso tra Italia e Germania era cominciato nel 2004, in seguito al «caso Ferrini», dal nome di uno degli "schiavi di Hitler", deportato nel 1944 ed obbligato ai lavori forzati. In quel caso la Germania aprì un negoziato per il risarcimento. Ma era passata al contrattacco portando l’Italia davanti alla Corte Onu nel 2008, dopo che la Cassazione, il 21 ottobre, la riconobbe mandante dei militari nazisti che il 29 giugno 1944 uccisero 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo), sparando un colpo alla nuca di donne, bambini, uomini e vecchi, compreso il parroco del paese. Dopo quella sentenza si sono aperti altri 80 casi . E la Grecia si è associata al dibattimento dell’Aja perché un suo tribunale nel 1997 aveva condannato la Germania a indennizzare i familiari di 218 vittime del massacro di Distomo del 10 giugno 1944.
Per la Corte dell’Aja, tuttavia, nessun argomento diluisce il diritto all’immunità conquistato mezzo secolo fa dalla Germania di oggi. Tanto che la sentenza «invita» l’Italia a scrivere una legge «o a ricorrere a qualsiasi altro metodo a sua scelta» per far sì che «siano prive d’effetto» le sentenze risarcitorie già emesse dai tribunali italiani.
Come figlia di un Imi avevo inviato parecchi anni fa la richiesta per un risarcimento nei confronti di mio papà, allora ancora vivo, a Ginevra. Quando ricevetti una risposta negativa, lasciai perdere tutto. Lui nel frattempo era morto 
Non per questo ho perdonato quello che lui subì nei lager nazisti. Non volevo vendetta, ma giustizia sì
E quella giustizia non è mai arrivata Tutta la mia solidarietà ai familiari delle vittime delle stragi naziste. Con i nazisti ci furono spesso anche i fascisti italiani E per colpa di tutti loro, i carnefici e gli assassini impuniti italiani e tedeschi, tante vittime civili italiane morirono Una vergogna ed un'onta da non dimenticare mai !!!

La legge elettorale

Oggi l'articolo di fondo di Federico Geremicca sul quotidiano La stampa iniziava così :
"Mentre Mario Monti lavora lungo l’asse Roma-Bruxelles-Washington per convincere - a quanto pare con successo - capi di governo e mercati circa la rinnovata affidabilità italiana, i partiti politici sembrano aver deciso di metter finalmente mano alla riscrittura di alcune regole di sistema fondamentali per il futuro del Paese: a cominciare, in particolare, da una nuova legge elettorale. Si tratta di un lavoro complicato, naturalmente, difficile - per altro - da immaginare del tutto sganciato dall’impalcatura istituzionale che la nuova legge dovrebbe animare e però avviato (a quel che è dato capire) col piede sbagliato.
Il punto di partenza assunto è sacrosanto: restituire ai cittadini il potere di scegliere i propri eletti in Parlamento. Già il fatto, però, che questo obiettivo sia considerato raggiungibile solo col ritorno ad una legge elettorale proporzionale (è su questo che si lavora) è cosa discutibile; che il passaggio successivo - poi - debba consistere nell’abbandono dell’assetto bipolare del sistema politico, lo è ancor di più; ma quel che appare davvero sorprendente, è l’approdo cui la nuova legge dovrebbe portare.
Infatti, messa in agenda per permettere agli elettori di selezionare i propri eletti, essa potrebbe finire per negare ai cittadini il potere di una decisione perfino più importante: la scelta dell’uomo chiamato a governare il Paese. Il condizionale è d’obbligo, considerato che il lavoro è solo iniziato: ma proprio la circostanza che si sia ancora nel pieno dell’opera, permette di porre un paio di questioni che sarebbe sbagliato sottovalutare.
La prima riguarda il fatto che la traccia su cui si sta lavorando costituisce oggettivamente un atto di prepotenza nei confronti del milione e più di cittadini che nei mesi scorsi ha firmato per un referendum che si proponeva addirittura un rafforzamento del profilo maggioritario dell’attuale legge elettorale: occorre convincersi che continuare a ignorare le indicazioni che vengono dal Paese (in materia di acqua, di finanziamento pubblico ai partiti, di legge elettorale...) non solo è insopportabile, ma rischia di ridurre ancor di più la già scarsa fiducia di cui godono i partiti. La seconda questione - invece - è tutta in una domanda ed è, se possibile, ancor più rilevante: ma davvero si pensa ad un ritorno al passato tale da riproporre un sistema noto e abbandonato, una legge elettorale - cioè - per la quale votavi La Malfa e ti ritrovavi a Palazzo Chigi Craxi, e se sceglievi il Psdi potevi esser certo che il governo l’avrebbe guidato un democristiano?
Dopo quasi vent’anni - non certo idilliaci - durante i quali gli italiani si sono divisi intorno alla possibilità o meno di avere Berlusconi a Palazzo Chigi (Berlusconi: non un leader alleato o un altro esponente del Pdl), continuando intanto a scegliere il sindaco, il governatore o il presidente della Provincia che li avrebbe governati, un tale salto all’indietro appare non solo poco comprensibile, ma anche poco digeribile. Viene da chiedersi dove siano finiti i tanti paladini del bipolarismo. E sorprende che nessuna protesta - anzi! - si alzi dalle file del centrodestra, da anni sempre pronto al «o Berlusconi o elezioni» e a grida e lamenti su ribaltoni presunti e complotti in divenire."
Sono anni che non ho più alcuna fiducia nei parlamentari che ci governano e comincio ad averne ben poca anche in quei partiti che dovrebbero essere di sinistra o di centro sinistra, in opposizione per lo meno a quella  destra che ha fatto solamente danni, con le sue leggi ad personam o le leggi porcellum...
Non mi piacciono poi molto nemmeno i nuovi tecnici del governo Monti perchè alcuni di loro hanno cominciato, pure loro, ad esternare, come e forse peggio dei precedenti 
 Ma non è proprio possibile che questi signori privilegiati che stanno al calduccio in Parlamento non possono una volta tanto ricordarsi quali sono i desideri degli Italiani, quelli che ogni tanto vanno a raccogliere firme e poi a votare dei referendum, quelli che devono pagare le tasse senza fiatare e subire evasori, leggi assurde e rimbrotti vari da ministri sottosegretari e politicanti di ogni genere, tutti grandi sapientoni ed esperti,( che blaterano di figli mammoni, di fannulloni, di sfigati e via dicendo, con le spalle coperte, loro naturalmente, ed un bel posto fisso e remunerativo), senza nemmeno avere il sacrosanto piacere di buttarli  fuori tutti quanti dai sacri Palazzi della politica romana, e non solo ???
Ed ora stanno di nuovo preparando un'altra legge elettorale. Una nuova fregatura ? Si direbbe proprio di sì, leggendo le parole di Geremicca !