domenica 28 febbraio 2010

La protesta delle carriole

«Chiusi nelle case antisismiche, nei moduli abitativi provvisori, abbiamo capito che non sapevamo dove andare: non c’è un teatro, non c’è una biblioteca, non ci sono più i bar del centro. Ci siamo accorti di essere persone che debbono solo comprare cibo al supermercato, mangiare e guardare la televisione. Abbiamo detto basta».
Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia delle Belle Arti, manifestante delle chiavi, l'Aquila febbraio 2010
Oggi a L'Aquila c'è stata la protesta delle carriole.
Per la seconda domenica di fila i cittadini della città abbruzzese, colpita dal sisma il 6 aprile, sono tornati nel centro storico a protestare per le condizioni in cui si trova il cuore della città
Ma le macerie accatastate a L’Aquila e negli altri 56 comuni del cratere «chiudono la porta» ai cittadini, che potrebbero tornare a occupare da subito quegli edifici dei centri storici agibili o che hanno bisogno di leggeri interventi di ristrutturazione e, nello stesso tempo, secondo Legambiente quei cumuli di macerie «nascondono gravi responsabilità: quei cumuli di detriti e calcinacci potevano già essere rimossi, sono state già varate norme che definiscono come trattarli, è possibile da subito e rapidamente individuare siti temporanei di stoccaggio».
Non posso che essere solidale e vicina a quelle persone che oggi hanno di nuovo sfidato i divieti, e le forze dell'ordine, per dimostrare al mondo in quali condizioni sia ancora la loro città ed il loro territorio a tanti mesi da quel terribile giorno in cui il terremoto distrusse le loro case e la loro vita, ma soprattutto sono vicina alla loro consapevolezza, acquisita con lo scoppio di uno scandalo vergognoso cha ha coinvolto i vertici della Protezione Civile italiana, che solo rimboccandosi le mani personalmente, a costo di enormi sacrifici, forse si potrà fare qualcosa, forse si riuscirà a sconfiggere la burocrazia e l'irresponsabilità di chi avrebbe il dovere e l'onere di provvedere a risistemare e a ricostruire ciò che madre natura ha distrutto
E' con il senso della comunità e dell' essere insieme, tutti uniti per uno scopo preciso, che si riesce a dare un senso a ciò che si sta facendo e ad incanalare la rabbia e la forza di continuare
Io spero che il popolo d' Abbruzzo concentri le proprie forze e porti avanti la propria volontà di riavere ciò che ha perso, ma mi auguro soprattutto che altre persone, responsabili e disponibili, li aiutino in questo percorso appena iniziato
Non so dove sono finiti i soldi che tanti di noi hanno inviato alla Protezione Civile via sms o telefono fisso, ma anche senza i soldi, solo con una carriola, tanti altri Italiani potrebbero passare la loro prossima domenica a L' Aquila ad aiutare a trasportare macerie per liberare le piazze e le strade
Che ne pensate ? Si può fare ?

6 commenti:

giovanna ha detto...

Brava Erica,
tanta forza agli Aquilani.
g

Anonimo ha detto...

Le esperienze, sia positive che negative, bisogna viverle per comprenderle a pieno. Chi ci snobba o ritiene di essere superiore alle nostre sofferenze, da abruzzesi veri e ancora di più da aquiliani sinceri, gli auguriamo tutto il bene del mondo

alfredo ha detto...

Il commento è quello precedente non volevo essere anonimo.
Alfredo Giampaolini

ericablogger ha detto...

grazie Alfredo

riccardo uccheddu ha detto...

Sulla "ricostruzione" (piuttosto discutibile, per usare un eufemismo) del capoluogo abruzzese si è già detto ad abundantiam.
Anche se ciò, ha causato qualche mal di pancia a LORSIGNORI...
Ma temo che il modello di società che rischia di imporsi (o che rischiamo possa esserci imposto)possa essere proprio quello denunciato dal direttore delle Belle arti quando dice: " Ci siamo accorti di essere persone che debbono solo comprare cibo al supermercato, mangiare e guardare la televisione."
Ciao.

ericablogger ha detto...

caro riccardo, purtroppo ciò che scrivi è proprio triste ma credo che non solo agli ascolani verrà imposto di comprare mangiare e guardare la Tv ; ormai siamo tutti , ovunque, considerati "merce" da usare, una massa di pecore che deve sempre piegare la testa e dire sì...i politici si preoccupano dei loro affari privati e delle loro liti da pollaio e di noi cittadini se ne fregano abbondantemente , non credi?
un saluto ericablogger