venerdì 3 luglio 2009

No Dal Molin

"Domani, a quattro giorni dal G8, Vicenza vivrà quelle che diversi collettivi "no global" hanno definito «le prove generali» delle proteste contro il meeting internazionale dell’Aquila: nella città dove ha sede la base militare statunitense ’Dal Molin’ della 173esima Brigata Aerotrasportata, nel giorno in cui gli Usa festeggiano l’Indipendence Day si svolgerà una manifestazione nazionale organizzata dal movimento locale antagonista ’No Dal Molin’ che con diverse altre associazioni manifestà contro gli Stati Uniti e contro il governo italiano che ha dato in concessione l’area."
Inizia così un articolo de la Stampa di Torino
Ma quello che è interessante sapere è che i collettivi vicentini hanno scritto una bellissima lettera ad Obama per invitarlo a Vicenza
in questa lettera si scopre anche che una loro rappresentanza è stata alcuni mesi fa negli Usa, invitata dal Congresso di Washington, proprio per affrontare il problema sorto qui in Italia in questa città del nord est
«Dear presidente Obama vieni a Vicenza per vedere con i tuoi occhi come state calpestando democrazia e ambiente per fare una nuova base di guerrà».
«Noi cittadini di Vicenza abbiamo ascoltato il suo discorso della vittoria di Chicago lo scorso 4 novembre nel quale ha riportato le parole di Abramo Lincoln: "un governo del popolo, dal popolo e per il popolo" e ha continuato dicendo "io vi ascoltero", soprattutto quando saremo in disaccordo Proprio per questo le chiediamo di ascoltarci».
«Tra pochi giorni - prosegue la lettera - lei verrà in Italia per il meeting del G8 e in quell’occasione la invitiamo a visitare Vicenza, la nostra città. Vicenza ospita dal 1955 vari siti militari USA, tra i quali la base di Camp Ederle: oggi a Vicenza è chiesto un nuovo eccessivo sacrificio, la costruzione di una seconda base sul nostro territorio, in mezzo alle abitazioni civili e ad un solo miglio dal centro storico cittadino».
«Una rappresentanza di cittadini decisi a bloccare la costruzione della nuova base ha anche testimoniato ufficialmente lo scorso 23 aprile di fronte alla Commissione Appropriations Military Construction And Veterans Affairs (Presidente Edwards) del Congresso degli Stati Uniti esponendo le fondate preoccupazioni e le ragioni di dissenso».
«Noi come lei siamo partiti dai quartieri e abbiamo costruito una comunità che lavora per il cambiamento. Non si tratta di antiamericanismo, come spesso è rappresentato il nostro movimento Le nostre profonde preoccupazioni sono più che mai motivate, per questo le sottoponiamo alcune domande: negli Stati Uniti sarebbe possibile costruire una base militare ad un miglio dal centro storico di una città patrimonio mondiale dell’Unesco? negli Stati Uniti sarebbe possibile fare questo senza ascoltare i cittadini e andando contro il volere della popolazione locale che in occasione di una recente consultazione si è espressa contraria al 95% ? negli Stati Uniti sarebbe possibile la costruzione di una base militare su un terreno sovrastante una delle più importanti falde acquifere del continente, quale è quella di Vicenza, vitale per la popolazione, col serio rischio di comprometterla e in violazione di importanti normative europee? Vicenza, da sempre città a forte vocazione di pace, è destinata a divenire sede della più importante base USA in Europa, sede di Africom e funzionale alla strategia della guerra preventiva, ideata e perseguita dalla Amministrazione Bush, che si è dimostrata sinora fallimentare».
«Con che diritto ci impone tutto questo? Se le parole scritte nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti hanno valore concreto e se lei, come noi, crede in valori quali democrazia, rispetto, legalità, trasparenza, sappia che tutto questo a Vicenza è negato. Non si assuma la responsabilità di una scelta così sbagliata. Fermi questo progetto. Venga a Vicenza per rendersi conto della situazione e per capire se continuare la realizzazione di questo folle progetto».Tratto da
Il Gazzettino giovedì 2 luglio 2009

1 commento:

tommi ha detto...

speriamo che obama riveda almeno parzialmente le politiche di amicizia che bush jr. ha voluto instaurare con i suoi partner. improntate più sul sostegno militare che su quello politico/economico.