mercoledì 11 maggio 2011

Il domani e il destino

« Sembravi troppo forte per morire, troppo proiettato in avanti per non avere un domani »
Giovanni Ferrero ha pronunciato queste commoventi parole al funerale del fratello Pietro, erede della industria dolciaria di Alba, morto in Sud Africa ad aprile per un infarto, durante un giro in bicicletta, a soli 46 anni
Parole forti, anche, che ben rendono e la precarietà della vita e il desiderio di vivere all'infinito di ogni essere umano
Noi non scegliamo il momento in cui nascere come non sappiamo quando la nostra vita terminerà. Passiamo il tempo che ci è stato dato convinti di essere i padroni del proprio destino, ma è il destino che è padrone delle nostre vite ed è lui che decide quando farle terminare
Quando si è giovane e forti e pieni di gioia di vivere sembra impossibile che accada il peggio e che il destino sia così crudele, ma a volte purtroppo succede
Il destino o il caso che dir si voglia ... arriva all'improvviso, impietoso, e colpisce, i ricchi come i poveri, i famosi come gli anonimi sconosciuti, gli operosi come gli sfaticati, lasciando una scia di dolore di sgomento  e di rimpianto per quei corpi e quelle menti,  stroncati nel fiore della vita con tanto ancora da dare agli altri
Ieri è morto Wouter Weylandt, giovane ciclista ventiseienne, nella terza tappa del Giro d'Italia, il giro rosa del 150°, per un banale incidente in una discesa in Liguria. Lo sgomento si è abbattuto su tutta la carovana, sui corridori e sui tifosi che volevano festeggiare ma  che si sono ritrovati in lacrime per una morte così assurda ed imprevista
Più assurda ancora però è stata la morte di Vittorio Arrigoni nella Striscia di Gaza, un lembo estremo di terra palestinese nel quale il pacifista volontario italiano aveva scelto di vivere, in nome dell’adesione alla causa di un popolo che soffre, e dove, per tragico paradosso, ha incontrato, a 36 anni, un’atroce morte per strangolamento.
Una morte che le indagini hanno ricondotto alla mano di una cellula di ultraintegralisti salafiti collocati su posizioni ancor più radicali di Hamas , il movimento islamico al potere nella Striscia
Una bara di compensato coperta da una bandiera italiana ed una palestinese, gli slogan e il pianto degli amici, onori funebri solenni in Palestina . Alcune centinaia di persone in tutto, radunatesi dal mattino dinanzi all’ospedale Shifa di Gaza City, da dove il feretro è uscito a metà giornata portato a spalla da due file di poliziotti con i baschi rossi. E da dove, cosparso di petali, è stato poi caricato su un’ambulanza - una di quelle su cui Arrigoni accompagnava i feriti durante l’offensiva israeliana " Piombo Fuso"- diretta con una coda di torpedoni e vetture private verso il valico di Rafah, al confine egiziano.  Ed un funerale mesto e composto in Italia , a Bulciago, il comune in provincia di Lecco da cui Arrigoni era partito:  l'ultimo saluto ad un giovane uomo, ad una vita data agli altri per un ideale di pace e di giustizia, che lo ha portato lontano dal suo paese e dalle persone che lo amavano
Di fronte alla morte ci si sente sempre poveri ed impotenti. Di fronte a queste morti si è ancora più poveri ed impotenti e sgomenti
Ferrero era un giovane imprenditore che aveva in mano le redini di una grande industria famosa ovunque nel mondo ma era anche un uomo schivo che amava lo sport , la famiglia e gli operai della sua azienda e che preferiva l'anonimato lontano dalle luci della ribalta e delle cronache mondane
Arrigoni era un attivista per i diritti umani dell’International Solidarity Movement che più volte aveva partecipato ad azioni e campagne radicali in favore della popolazione della Striscia di Gaza, dove viveva da tre anni. Sul sito stoptheism.com, nato per combattere il movimento di Arrigoni, l' International Solidarity Movement, il giovane italiano veniva indicato come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane, con tanto di foto e dettagli che permettevono di identificarlo .

Arrigoni era stato arrestato il 18 novembre 2008, insieme con un cittadino americano ed uno britannico, tutti membri del Movimento di Solidarietà Internazionale (Ism) e a 14 pescatori palestinesi, da un guardacoste della marina israeliana vicino alla costa di Gaza. Secondo i militari, i pacifisti ed i pescatori erano a bordo di tre pescherecci che si trovavano al di fuori della zona di pesca autorizzata dalle autorità israeliane. Ancora prima, il 16 settembre dello stesso anno, il volontario era stato lievemente ferito mentre, insieme con una collega, aveva accompagnato in mare i pescatori.
 Arrigoni era anche tra i pacifisti a bordo delle imbarcazioni della missione internazionale «Free Gaza», diretta nell’agosto 2008 verso le coste della Striscia nel tentativo di forzare il blocco israeliano, portando aiuti umanitari. Sull’assedio di Gaza da parte degli israeliani, Arrigoni  aveva anche scritto un libro, " Restiamo umani ", in cui   ricostruiva dal punto di vista dei pacifisti le « tre settimane di massacro » subite dai palestinesi.
Il suo rapimento ed il suo omicidio sono stati un vero choc, una uccisione vile e codarda , una barbarie del terrorismo salafita... 
 Vita spezzate, vite che ancora tanto avrebbero potuto dare agli altri ed a loro stessi !

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